DELLE SINISTRE RIFORMISTE, DOPO LE EUROPEE, RESTA PROPRIO POCO
Domenica ventisei maggio è stata una giornata pesante per la sinistra italiana: dopo le speranze legate al ripetersi del miracolo della lista L’Altra Europa con Tsipras – che nella scorsa tornata aveva racimolato 1.103.203 voti (il 4,03 per cento) riuscendo ad eleggere tre europarlamentari – il risveglio è stato amaro per essa.
E dire che il cartello sembrava essere ben congegnato; ne facevano parte, portando – è inutile negarlo – ognuno un diverso peso specifico: Convergenza Socialista, E’ Viva, Partito del Sud, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, Transform Italia.
Non sta a noi analizzare le motivazioni di quello che gli stessi dirigenti – anche se, a dire il vero, ci sembra che ormai da anni si tratti di eserciti dove abbondano i comandanti ma latitano i soldati – definiscono, con accenti diversi, «batosta, disastro, sconfitta secca». ( il manifesto, martedì ventotto maggio, articolo di Daniela Preziosi).
Non possiamo però esimerci dal sottolineare che i suffragi si sono più che dimezzati, scendendo a 465.092 (l’1,74 per cento); questo nonostante la pessima pérformance del Movimento 5 Stelle, crollato da 5.792.865 a 4.552.527 voti: e pensare che i soloni della “sinistra radicale” imputavano alla nascita del grillismo le proprie disgrazie.
Infine va segnalato, lo facciamo con piacere, il risultato del Partito Comunista che, nonostante resti lontanissimo dalla soglia di sbarramento – si ferma allo 0,88 per cento – passa dai 106.816 suffragi, ottenuti alle politiche del 2018, agli attuali 234.232, più che raddoppiando i consensi.
Bosio (Al), 30 maggio 2019
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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